#loseaminute

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Since when I left Italy and started living and working in Ireland, my mind expanded and my old thinking patterns shrank.

What do I mean by that?

Well, first of all, that human beings get used to better life quality and tend to consider it normal. But we never forget what was before, and why we didn’t like it.

I felt a sense of pain and a shiver of rage the other day when my sister came to me with a little dilemma.

She has lived with me here in Galway for four weeks, and she is liking it. She is also realising that maybe 6 weeks are not enough to properly improve her English.
On the other hand, she has to go back to Italy to complete her degree, and after that, starting her Master course.

The dilemma?

She would like to invest more time on her English skills, but she feels like she has NO TIME. And she is just 24.

Then I thought of what somebody once told my dad, and he kept repeating to us ever after: “Every person who gets graduated before you, is one less hiring opportunity for you”.

A race. As if there is no place enough for everyone in Italy. Unfortunately, that’s the truth.

You are entitled to feel like a loser before you even start trying.

She will finish her studies, she won’t improve her English. Maybe she won’t find any jobs in her own country (I hope she will with all my heart, since I know she likes living there), she will have to try somewhere else. Maybe a few years will have passed, and she will feel like it’s too late to start again, and maybe doing something totally different than she had thought of.

You can agree that this should not be a dilemma in a healthy society, but it is in some places! And it was for me, until I took the first leap towards a better me and a more open mind.

I studied English at university, didn’t get any Master degree, worked (unpaid) in a publishing company, arrived in Dublin with no real working experience at all, started working in an insurance company, then opened my Etsy shop, this blog, moved to Galway and started working in an IT multinational, did a silversmith jewellery course, and just started studying again, business and marketing.

All this makes my dad’s head spin every time I do a recap for him. And he is so scared every time I tell him I want to keep trying new things and I may change job at some stage. Crazy me!

In my family, we have always seen my sister as a girl happy enough where she is living, happy enough with what she is studying, with no expectation for her to take unexpected leaps.

My parents kept asking me for weeks if she was feeling at ease here, imagine!

When she told me first about her dilemma, I was initially thrilled! Wow! My sister and I hadn’t lived under the same roof for about 8 years, and it was like finding out a part of her that grew up out of a golden hidden spot.

But then I realised what the real point was.

If anyone of you lives in another similar country, where they tell you that you will soon be old and useless when you are just 24, you can be sure that something is very wrong. Just don’t listen, go out there and try something new and useless!

You never know what opportunities are waiting for you, out of your comfort zone.

And travel, take the time to open your mind. Take the time to turn the opposite direction to where you were originally going, and get lost!

You can’t change how things in the big system work, but you can change your habits, your routine.

Why? Just for no reason.

I would love to see your “no reason” pictures on Instagram.

Lose a minute to take a picture of something you like just because of no specific reason. Just because you are happy that thing exists in front of your eyes.

 You can use the hashtag #loseaminute

Moonily Yours,
Serena

 

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***

Dal momento in cui ho lasciato l’Italia e ho iniziato a lavorare in Irlanda, la mia mente si è espansa e i miei fissi schemi mentali sono molto più fluttuanti.

Cosa intendo?

Beh, prima di tutto, l’uomo si abitua senza problemi a uno stile di vita migliore, e comincia a vederlo come la normalità. Allo stesso tempo, non dimentica cosa c’era prima, e perché non ne era felice.

L’altro giorno, mia sorella mi ha parlato di un suo piccolo dilemma attuale, a cui ho fisiologicamente risposto con un senso d’angoscia e un brivido di rabbia.

Ad oggi ha vissuto con me qui a Galway per circa quattro settimane, e le piace. Si sta anche rendendo conto che forse avevo ragione a dire che sei settimane non sono abbastanza per imparare l’inglese.
Allo stesso tempo, sa che deve tornare in Italia per dare la tesi di laurea, per poi iniziare un Master.

Qual è il dilemma?

Vorrebbe investire più tempo a migliorare il suo inglese, ma sente di NON AVERE TEMPO. A 24 anni.

Allora mi è tornato alla mente quello che un signore ha detto una volta a mio padre, e che lui da quel giorno ha continuato a ripeterci: “Ogni persona che si laurea prima di voi, toglierà a voi un posto di lavoro”.

Una gara. Come se non ci fosse abbastanza spazio per tutti nel nostro paese. Sfortunatamente, questa è la verità.

Sei incoraggiato a sentirti un fallimento ancor prima di iniziare a provarci.

Lei continuerà i suoi studi, non migliorerà il suo inglese. Forse non troverà nessun lavoro nel suo paese (io spero con tutto il cuore che ciò non succeda, perché so che le piace vivere lì), e dovrà provare altrove. Forse saranno passati alcuni anni, e lei sentirà che è troppo tardi per ricominciare, forse provando qualcosa di totalmente diverso.

Sarete d’accordo con me nell’osservare come non sia normale considerare una cosa così semplice un “dilemma”. Eppure succede in paesi come il nostro. Per un breve periodo di tempo lo è stato anche per me, finché non ho deciso di fare un passo verso una Serena migliore e continuare a camminare verso nuove prospettive.

Ho studiato lingue all’università per tre anni, non ho nessun master, ho fatto la schiavetta (felice per un po’) in una casa editrice a Roma, sono arrivata a Dublino senza nessuna vera esperienza lavorativa, ho iniziato a lavorare in una compagnia assicurativa, ho aperto il mio negozio su Etsy, questo blog, mi sono trasferita a Galway e ho iniziato a lavorare in una multinazionale, ho fatto un corso di oreficeria, e ho appena ricominciato a studiare, business e marketing.

Tutto ciò fa girare la testa a mio padre, che non capisce per quale scopo continui a provare cose nuove, o che sia pronta a cambiare lavoro prima o poi. Follia!

Nella nostra famiglia abbiamo sempre visto mia sorella come la ragazza contenta abbastanza nel luogo in cui vive, contenta abbastanza di quello che fa. Il fatto che potesse venirle voglia di cambiare non ci è mai passato per la mente.

Dico solo che per settimane i miei genitori hanno continuato a chiedermi se si sentisse a suo agio qui, se si stesse ambientando, ecc.

La mia prima reazione quando mi ha presentato il dilemma è stata di puro entusiasmo. Dopo non aver vissuto sotto lo stesso tetto per circa 8 anni, era come se scoprissi un lato totalmente nuovo di lei, che era spuntato e cresciuto da una piccola nascosta miniera d’oro.

Solo in un secondo momento ho realizzato quale fosse il punto.

La rabbia viene dal fatto che è tutto talmente radicato, che quasi non ci facciamo più caso. Quando non ci fai caso non filtri più, e dai per scontato che a 24 anni è il momento di pensare a “non perdere tempo”, che c’è qualcuno lì che vuole fregarti.

Invece è così bello far cose inutili, senza scopo pratico, solo perché ci va.

E si dovrebbe quasi obbligare a viaggiare, staccarsi almeno per un po’ dalla comfort zone. Per aprire la mente, cambiare direzione e non spaventarsi se ci si perde.

Non possiamo cambiare il sistema, ma possiamo cambiare le nostre abitudini e routine.

Perché? Per nessun motivo!

Mi piacerebbe vedere le vostre foto “senza motivo” su Instagram.

Fotografate una cosa che vi piace, un dettaglio, una piccolezza che vi piace solo per il fatto che esista davanti ai vostri occhi. Perdete un minuto della vostra giornata così.

Potete usare l’hashtag #loseaminute

Lunaticamente Vostra,
Serena

 

October’s resolutions

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I must have mistaken October for January, or autumn for spring.

I feel so much energy and focus towards new things, and the tendency to draft new resolutions.

The changing Irish weather must have messed up my habits, and I’m quite liking it!

My two new resolutions, which already turned into plans and just about to become actions, concern personal education and new experiments.

I went back to school less than two weeks ago, starting two night courses on Digital Marketing and Business (my next post will be about going back to school), and I started rebranding my little shop.

The new name is here already: Moonily Yours.

Why this name?

Well, you know when you are looking for something for so long, and then you realise that that thing was just staring at you all the time?
I have always ended my blog posts with a “moonily yours, Serena”, feeling this as a very personal thing. So personal that it could even support a brand!

(You will soon find more details on another page here).

As far as the new logo is concerned, we are almost there!

I already have plans to celebrate this restyling with you.

So stay tuned and connect with me on Instagram and Facebook!

Moonily Yours,
Serena

 ***

Devo aver scambiato Ottobre per Gennaio, o l’autunno per la primavera, non so.

Mi sento piena di voglia di fare cose nuove e listare buoni propositi.

Dev’essere il tempo ballerino irlandese ad avermi scombussolato i ritmi, e la sto trovando una cosa molto interessante.

I miei due propositi, che gia’ si sono trasformati in piani, riguardano formazione personale e sperimentazione.

Ho deciso di tornare a scuola, iniziando due corsi serali di Digital Marketing e Business (e a proposito del “tornare a scuola” parlero’ nel mio prossimo post), e ho iniziato il rebranding della mia ancora mini attivita’ artigianale.

Il nuovo nome e’ gia’ qui: Moonily Yours.

Perche’ questo nome?

Beh, sapete quando cercate qualcosa e ce l’avete proprio sotto il vostro naso? Io mi sono sempre firmata “Moonily Yours” qui sul blog, e l’ho sempre sentita come una cosa molto mia. Quasi da poggiarci sopra un brand…

(Potrete presto trovare piu’ dettagli su questo in un’altra pagina del blog)

Con il logo ci siamo quasi.

Ho gia’ dei piani per festeggiare questo restauro con voi, quindi vi invito a connettervi con me su Facebook e Instagram per restare aggiornati.

Lunaticamente Vostra,
Serena

 

Once upon a September

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Here again with another monthly “best of”.

Hard to believe the year is flowing away so fast!

I have no doubts about the highlight for this month: my sister Irene came to Galway.

She is going to stay with me for 6 weeks, while attending an English language course.

I started perceiving a mix of feelings some time before she arrived. A mix of happiness, worry, responsibility, not being able to foresee anything in particular, having just a blurry sight of what I could expect.

My sister and I never had that kind of close relationship where we would defend each other at all costs, or empathize with each other too much, understand our needs at first sight, cry or laugh too much together either (if you want to read more about my idea of family, click here!).

We used to fight like hell for nothing; I didn’t like the fact that she wanted to rely on me too much or seek my help when approaching my parents with a difficult (teenager-like) request. I would tend to leave her on her own, to face the world on her capacities.

Then I moved out to university, and we didn’t live under the same roof for years.

It was then that our relationship incredibly improved.

Now she comes to live with me as a 24 years young woman, who through the years found her own strength to proof everyone in the family what she is capable of (see great university results, relationships, taking on responsibilities).

I find her closer to me now, as if I was seeing myself moving to Ireland 4 years ago at her same age, not knowing where to go and what to do with my life.

And suddenly I feel a sisterly feeling like I have never felt before. I spontaneously feel like protecting her from her own doubts and questions about the future; as if I could finally show her what can be done without fear, because everything finds its right place in the end.

More than 2 weeks have passed already, and not a row between us yet. And I don’t find it incredible anymore!

I’m glad she is enjoying her time here, and I’m glad I’m finally liking to be a big sister.

Lately I’ve been often wearing Moonstone, which enhances all those feelings I need to embrace and welcome now: empathy, forgiveness, unselfishness and openness.

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You can find my handmade Moonstone jewellery on my MoonstoneSerena shop.

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Also feel free to let me know if you would like a customised piece with this beautiful stone.

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Here is where I go to keep you updated on any news:

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What is your September best of?

Moonily Yours,
Serena

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Rieccomi con il meglio del mese scorso.

Incredibile quanto tutto stia scorrendo così velocemente!

Non ho dubbi su quale sia stato l’evento principale di Settembre: l’arrivo di mia sorella a Galway.

Resterà con me per sei settimane per frequentare un corso di inglese.

Ho iniziato a percepire una miscela di sensazioni ben prima della data della partenza. Un insieme indefinito di gioia, preoccupazione, senso di responsabilità, incapacità di prevedere niente in particolare, solo una visione sfocata di quello che sarebbe potuto essere.

Io e mia sorella non abbiamo mai avuto un rapporto troppo stretto (se volete saperne di più sulla mia idea di famiglia, leggete qui!), non ci siamo mai difese troppo a vicenda, o empatizzato più di tanto; non capiamo a un primo sguardo i bisogni dell’altra, non piangiamo o ridiamo troppo spesso insieme.

Abbiamo sempre litigato per qualsiasi cavolata. A me non piaceva il fatto che fosse così poco indipendente, che cercasse sempre il mio appoggio quando, da adolescente, doveva chiedere qualcosa di inusuale ai nostri genitori. Tendevo piuttosto a lasciarla ad affrontare il mondo da sola.

Una sorella stronza insomma.

Poi mi sono trasferita fuori all’università, e non abbiamo più vissuto sotto lo stesso tetto per anni.

E’ stato allora che la nostra relazione è migliorata incredibilmente.

Ora ha 24 anni, una giovane donna che negli anni ha stupito tutta la famiglia, dimostrando capacità di cui (ahimè) nessuno sospettava (ottimi risultati all’università, amicizie speciali, responsabilità).

La sento più vicina a me ora, come se rivedessi me stessa trasferirsi in Irlanda quattro anni fa alla sua stessa età, senza sapere dove andare e cosa fare della mia vita.

Per la prima volta sono contenta di essere una sorella maggiore. Provo un senso spontaneo di protezione (verso i suoi stessi dubbi e domande sul futuro), come se mi sentissi in grado di mostrarle che senza paura si può fare tanto, e che tutto ciò che ora non va troverà il suo posto prima o poi.

Sono già passate più di due settimane, e non abbiamo ancora mai discusso. Non lo trovo più nemmeno così incredibile!

Ultimamente ho indossato spesso la Pietra di Luna, che enfatizza tutti quei sentimenti che cerco di accogliere e nutrire: empatia, capacità di perdonare, generosità e apertura.

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Potete trovare i miei gioielli in Pietra di Luna nel mio negozio MoonstoneSerena.

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Fatemi sapere se volete un pezzo personalizzato!

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Cosa c’è stato di bello nel vostro Settembre?

Lunaticamente Vostra,
Serena

 

Autumn treats for you!

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Even though rain and wind are a constant presence here in Ireland, there is something in the air that marks the transition between seasons.

At the end of July, for example, I have noticed a different kind of cold.
It was slowly turning from the Atlantic cool summer breeze to the chilly quiet wind.
The sun is slowly losing its warming power, and trees are lighting up!

This is my favourite time of the year. A time when you can start making plans on how to treat yourself in the winter months.

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Nights to be spent by the fire in a soft atmosphere: soft light, soft textures (cats, blankets, or cats blankets!), soft sounds.

But it’s not yet about the sleepy mood of winter. Life is still buzzing, looking for ways to keep warm for longer.

I have been thinking of ways to cheer you up too, something special to add to your orders.

A little special treat will be shipped to you with each necklace and pair of earrings.
They will all be meaningful treasures, different for each order.

Here is the link to the shop: MoonstoneSerena

Don’t forget the free shipping!

What about you? Do you like autumn? Do you have a favourite ritual to treat yourself?

Moonily Yours,
Serena

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Nonostante pioggia e vento non facciano mai sentire per troppo tempo la loro mancanza qui in Irlanda, c’è sempre qualcosa nell’aria che lascia percepire il cambiamento delle stagioni.

A fine luglio, per esempio, ho notato un diverso tipo di freddo.
La fresca brezza dell’Atlantico si stava pian piano trasformando in un quieto vento freddo.
Il sole sta lentamente perdendo la sua capacità di riscaldare, e gli alberi si accendono di colori!

Questa è la mia stagione preferita. Un momento in cui si comincia a pensare a quelle piccole coccole da riservarsi per l’inverno.

Notti da trascorrere davanti al camino in un’atmosfera morbida: luce soffusa, consistenze soffici (gatto, coperta, o una gatto-coperta!), suoni pacati.

Eppure non si tratta ancora di quello stato dormiente tipico dei mesi invernali. Si sente ancora la vita, che cerca di tenersi al caldo il più a lungo possibile.

Ho pensato a dei modi per coccolarvi in questo momento dell’anno, qualcosa di speciale da aggiungere ai vostri ordini.

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Qualcosa di speciale accompagnerà ogni vostra collana o paio di orecchini.
Saranno delle piccole preziosità, uniche per ogni ordine.

Qui c’è il link al negozio: MoonstoneSerena

Non dimenticate la spedizione gratuita!

E a voi piace l’autunno? Come vi piace coccolarvi?

Lunaticamente Vostra,
Serena

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Of cats and mental health

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I have adopted two cats (Dora & Juno) within the last year, and I have noticed so many changes in my life during these months.

Here is an incomplete list on how cats (any pets, but I have direct experience with the feline) can save your sanity and make your life better:

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  • You can talk to yourself without feeling too weird. Your nonsensical thoughts finally have an audience, who even speaks a different language. You can see from their look that they are judging you in their own way, but you’ll only notice the cuteness in it.
  • You socialize with your neighbours. I have realised how rarely I had really had a conversation with my neighbours in more than one year. Then the first kitten arrived, and it opened a whole new world of relationships.
    Me and my 4 neighbours share a garden, and two of these houses have cats too. It’s far too easy to open a conversation on this furry topic.

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  • Of course I’m a fan of adoption. Pets give you the opportunity to do something good to mother nature as a human being. And this good karma pays back straight away.
  • You have a blanket in cold winter nights. And nothing is more relaxing than having them purring on your heart, back, neck, head… whatever heights they manage to reach.
  • They are super funny and keep your mood super good.

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  • They help you with one of your new year’s propositions: waking up very early every morning (let’s say about 5,30am).
  • They teach you how to be stubborn and only follow your own principles. How to persevere until you get what you want, and how to find alternative ways to reach your target! And how not to be fearful of new daily adventures.
  • They teach you how to live in the moment, how to have fun and really enjoy what you have now.

I’m sure the list can be much longer.

What would you add to it?

Moonily Yours,
Serena

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***

Nell’ultimo anno ho adottato due gatte, Dora e Juno, e ho potuto notare come questo abbia cambiato la mia vita in così poco tempo.

Qui vi propongo una lista non esaustiva di come i gatti (qualsiasi animale, ma io posso parlare per esperienza diretta con i felini) ti salvano dalla pazzia e rendono la tua vita migliore:

  1. Puoi parlare da solo senza sentirti matto da legare. Finalmente i tuoi pensieri hanno un pubblico, che per di più parla un’altra lingua. Nei loro occhi puoi vedere che ti stanno giudicando a modo loro, ma tu ne vedi solo la dolcezza.
  2. Finalmente riesci a socializzare con i vicini di casa. Mi sono resa conto di quanto poco avessi interagito con loro nel primo anno passato in questa casa.
    Quando ho adottato la prima gattina, è stato tutto fin troppo semplice.
    Condivido il giardino sul retro con altre quattro case, e altre due di queste hanno gatti. Conversazioni a fiumi da quel momento.
  3. Sicuramente, sono sempre stata una fan dell’adozione. Questi animali domestici ti danno l’opportunità di compiere una buona azione verso madre natura come esseri umani. E questo karma ripaga subito.
  4. Hai una coperta extra nelle fredde notti invernali. E non c’è niente di più rilassante che avere un esserino che ti fa le fusa su cuore, pancia, collo, testa… ovunque riescano ad arrivare.

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  5. Sono troppo divertenti e ti tengono su il morale a tempo pieno.
  6. Ti aiutano a mantenere uno dei buoni propositi per l’anno nuovo: svegliarti molto presto la mattina (intorno alle 5.30).
  7. Ti insegnano a essere super cocciuti e a seguire i tuoi principi; come perseverare fino a raggiungere il tuo obiettivo; a buttarti in nuove quotidiane avventure nel mondo!
  8. Ti insegnano a vivere nel presente, a divertirti e godere fino in fondo di ciò che hai qui e adesso.

Sono sicura che questa lista potrebbe diventare molto più lunga.

Voi cosa aggiungereste?

Lunaticamente Vostra,
Serena

 

TRAVELLING WITH(OUT) FEAR

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Last week I had to travel to Brussels for a work related event.

Since that was on a Wednesday, Mr J and I decided to travel to Belgium on a Sunday and enjoy a couple of days in Bruges before my heading for the capital.

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The day before leaving, I received an official warning email at work, saying that Brussels was ranked 3 out of 4 for risk of terroristic attacks.

Of course I knew it already, but seeing that in front of my eyes, clear on a screen, on an email sent personally to myself had a very strong effect.

I see all of the travel bloggers or other people I know stating that fear won’t win and it doesn’t make any sense to change a lifestyle because of that.

I totally agree. But when you have to face and win this fear yourself, it doesn’t sound that easy anymore.

I started packing and panicking in silence, while Mr J was pure calmness, thank god!

Only when I landed in Brussels I felt such an idiot. Why did I have to worry when I was only going to stay there for a few days? What should Belgian people do then? What would the world be if everyone had to show their fear?

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I started imagining a world of wary looks, defensive general behaviour, everyone blaming others so easily.

I felt trapped in the fear trap, the one that somebody above us has created for us, the one that is conveyed through media and the new common sense of avoiding what might be dangerous.

But this is the question: what is really dangerous? Is there any way for us to know?

No. Absolutely not.

I have seen a lot of policemen and police cars everywhere, the army with their guns, sirens going off at any hour of day and night. And then I did go out and wasn’t able to see anything clearly “dangerous”!

I’m glad I had this excuse to travel to Belgium.

I’m glad I can say I feel a bit less idiot now that I put a shape to my thoughts.

I still fear, but I’m facing it.

Moonily Yours,
Serena

 

ps: Enjoy some pics from wonderful Bruges:

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Bruges

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La settimana scorsa sono dovuta andare a Bruxelles per un evento di lavoro.

Dal momento che l’evento capitava di mercoledì, io e Mr J abbiamo deciso di partire la domenica e trascorrere un paio di giorni a Bruges, e poi io avrei continuato per Bruxelles.

Il giorno prima della partenza, ho ricevuto un’email ufficiale a lavoro che mi avvertiva dell’altissimo rischio di attentati nella capitale.

Ovviamente lo sapevo già, ma vedere quelle parole così chiare lì sullo schermo, in un’email indirizzata a me personalmente, devo dire che ha sortito il suo effetto.

Vedo sempre le travel blogger o altre persone dichiarare che la paura non vincerà, e affermare come non abbia nessun senso cambiare uno stile di vita per questo motivo.

Io sono totalmente d’accordo. Ma quando ti ritrovi in un faccia a faccia con la paura, e l’unica scelta che hai è trovare un modo per vincerla, non suona più tanto semplice.

Sono andata in un panico silenzioso, mentre Mr J era la persona più tranquilla del mondo. Grazie al cielo!

Atterrando a Bruxelles, mi sono sentita una perfetta idiota. Che motivo avevo io di preoccuparmi in quel modo quando dovevo stare lì per appena qualche giorno? Cosa dovrebbe fare chi è nato, cresciuto e vive lì? Che cosa diventerebbe il mondo se ognuno di noi mostrasse la sua paura?

Ho iniziato a immaginare città piene di sguardi sospettosi, modi di fare diffidenti, tutti che incolpano tutti in modo troppo semplice.

Mi sono sentita incastrata nella trappola della paura, quella che ci viene imposta dall’alto, attraverso i media e il nuovo buonsenso dell’evitare situazioni pericolose.

Ma è proprio questa la domanda: che cos’è davvero pericoloso? C’è un modo per capirlo?

No. Assolutamente no.

Ho visto polizia ovunque, militari ovunque, con armi enormi, e ho sentito le sirene suonare a ogni ora del giorno e della notte. Eppure girando per Bruxelles non ho mai percepito niente di davvero “pericoloso”.

Sono contenta di poter dire che mi sento un po’ meno idiota ora che do forma a questi pensieri.

Ho ancora paura, ma la sto guardando negli occhi.

Lunaticamente Vostra,
Serena

Once upon an August

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Mr J says I’m hypochondriac. I say that this is quite true, but I became one in the 7dbae6bd41e31ac2992a159e4ec83a73last couple of years or so.

Italians living here say that Italian doctors are better. I say that I have experienced the same amount of bad and good both here in Ireland and in Italy.

About three years ago, I went temporary back to Italy, and found myself stuck there for three endless months. Just because I had to do exams after exams, only to finally find a slight hormones imbalance. At that time, when doctors wouldn’t let me know their thoughts and just send me from a colleague to the other, I have learnt how to Google all the worst case scenarios, of course.

When months ago I started feeling bad with my tummy, I didn’t really pay any attention. Until the problem became so annoying that I had to go to the doctor, foreseeing an endless collection of tests and exams ahead of me.

The best of August is that I have been diagnosed with IBS (Irritable Bowel Syndrome). This was the first guess of my doctor, a far better doctor than my old Italian one.

They had my blood tested for a series of things, and the results were perfect.

When she first told me what was wrong, in my mind I pictured one of my granny’s friends, who used to suffer from it, and couldn’t eat this and that, and these and those… And we all thought she was so boring! Well, after all, my sister always said that I’m “old inside”. And now even my bowel is reiterating the concept.

Anyway, I should have known it myself from the beginning.

I experience everything that happens to me first in my belly, where myriads of butterflies fly and other ugly insects sting, before I process it in my head.

It might have been some stress, or the fact that I think too much, that I’m able to picture the best and the worst in any situation.

As soon as I started my diet I have been feeling much better. I have a long journey to learn what I can or can’t put into my sensitive bowel.

I think August taught me to be less scared of what might be wrong with my body, and listen more to what it is asking me in order to feel better instead.

How was your August?

Moonily Yours,
Serena

***

Mr J dice che sono ipocondriaca. Io dico che è vero, ma che lo sono diventata negli ultimi due o tre anni.

Gli Italiani che incontro qui decantano le doti dei medici italiani, denigrando quelli locali. Io dico che ho avuto la stessa dose di esperienze belle e brutte qui e in Italia.

Circa tre anni fa, sono tornata temporaneamente in Italia, e mi sono trovata a doverci restare per ben tre mesi. Un semplice controllo si è trasformato in esami su esami, solo per trovarmi un leggerissimo squilibrio ormonale. Io nel frattempo ero diventata esperta nel leggere di tutte le malattie possibili e immaginabili su Google.

Quando mesi e mesi fa ho cominciato a sentirmi male con lo stomaco, ho deciso di non farci troppo caso. Finché i sintomi sono diventati brutti e ho dovuto prendere appuntamento dalla dottoressa, iniziando a immaginare una serie infinita di esami ad attendermi.

Il meglio di Agosto è che mi è stata diagnosticata l’IBS, o sindrome dell’intestino irritabile. Questo era stato il primo pensiero della mia dottoressa (che tra l’altro è molto più competente di quella che avevo in Italia).

Mi hanno fatto una serie di analisi del sangue, e i risultati erano perfetti.

Non appena mi è stata comunicata la diagnosi, mi si è presentata alla mente la faccia di un’amica di mia nonna. Ricordo che questa donna si lamentava sempre di tutti i cibi, e noi la trovavamo così noiosa! Beh, dopotutto mia sorella dice sempre che sono “vecchia dentro”. Ora il mio stomaco non fa che ribadire il concetto.

Comunque sia, avrei dovuto saperlo fin dall’inizio.

Io sento prima tutto nella pancia, tutte le farfalle o altri insetti velenosi, prima che nella testa.

Sarà stato un po’ di stress, o il fatto che penso troppo, e che sono capace di immaginare il meglio e il peggio per ogni situazione.

Non appena ho iniziato la nuova dieta mi sono subito sentita meglio, ma ho davanti un lungo viaggio alla scoperta di quello che fa male o bene solo a me.

Credo che Agosto mi abbia insegnato a essere meno spaventata da cosa potrebbe esserci di malato nel mio corpo, e a porre maggior attenzione alle richieste che mi fa per sentirsi meglio.

Com’è stato il vostro Agosto?

Lunaticamente Vostra,
Serena

Of songs, swans and rosemary

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Tonight I wanted to tell you about a new little Irish adventure of mine. The location is again Ballina, Mr J’s hometown.

I have spent the last week-end here.

I could tell you about the lovely walk along the river Moy, coming back just before dark. I think my subconscious was looking for a somewhat thrilling danger, advising me to waste time taking some beautiful instagrammable pictures while Mr J kindly invited me to get moving.

No, this time I won’t tell you about wanderings and journeys to the past, but about people.

Saturday night, in a pub, listening to some good music. Music ends, the pub is about to close, but it’s still too early for everyone to go home.

Mr F, one of Mr J’s friends, invites us and four more people to go to his house.

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This is a very nice apartment overlooking the river, with some old elements that catch my attention straight away: an old telephone, an old radio, an old lamp, candles on the mantelpiece.

Mr F tells me of the beautiful flowers (Alliums, I think) picked out his dad’s house and arranged there, in the middle of the living room table, five days before and still flawless.

We choose our place, the group divides between a couch and the chairs by the table close to the window. I always find it interesting to notice how people pick their own place in a room.

I spot binoculars on the table, I take them and go to observe the details of a shiny half moon reflecting on the water. Mr F comes closer and tells me of a swan he watches every day. That’s what the binoculars are for. The swan lost his/her partner and is always on his/her own on the river. He is writing a poem about it, about the thoughts that lonely creature made him having upon himself.

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“It’s a creative need”, he explains, “I go back to that poetry constantly. It takes time and dedication. My ex wife once asked me if I was losing my mind”.

I look around. Somebody is drinking vodka, someone else has a can in his hand, and then there is myself with a tonic water. Because, as Mr J always says, I’m Italian and I can’t drink.

A big bearded man struggles to find his place. He is standing in unsteady balance, pondering if sitting down on a candle or crashing on me. He is like a weird connection between the people sitting on the couch (a couple I have never met before) and us by the table. He moves in a funny undulating way, balancing a can of beer on the palm of his hand.

Mr F tells me something about the past of that soul in torment. He looks like being totally lost in his world.

In all of this, there has to be music.

Our host selects the songs, following these steps: he explains the main theme of the song to me, highlighting some passages I would have to pay more attention to (he gave me even more details when he understood I was not able to follow the lyrics), and lets everybody else comment.

It goes without saying that everyone there is a music expert.
It goes without saying that I am the only complete incompetent. Advantage for me! I have everything to learn!

Mr F reaches out to a second vase full of rosemary. He picks a few leaves, rubs them between his hands and gives them to the others, who do the same. Here a series of naturalistic comments start, from the superiority of nature to the purity of essential oils… It sounds so funny now, it seemed so natural there!

And it’s 5am.

Mr J once told me that in the Irish etiquette is considered bad behaviour to be the first person to leave a place you have been invited to. I trusted it wasn’t just something he made up that time just to have a couple of more pints. I confess I’m not too disappointed when our host announces the last song of the night.

It is decided that the drunk giant will sleep in Mr F’s house. When I say bye to him, he whispers in a strikingly sober tone: “Don’t worry, I’m safe here”.

Good night, or good morning, and to the next episode!

Moonily Yours,
Serena

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Oggi volevo raccontarvi un’altra mia piccola avventura irlandese. La location e’ ancora Ballina, la cittadina dove abita Mr J.

Ho trascorso qui lo scorso weekend.

Potrei raccontarvi della passeggiata lungo un sentiero sul fiume Moy da cui siamo tornati appena prima che calasse il buio. (Credo che il mio subconscio davvero cercasse un po’ di brivido del pericolo, spingendomi a perdere tempo a far foto instagrammabili mentre Mr J mi invitava molto gentilmente a sbrigarmi).

E invece no, questa volta non parlerò di passeggiate e scoperte del passato, ma di persone.

Sabato sera, si è in un pub, si ascolta buona musica. La musica finisce, il pub deve chiudere, ma per tutti è ancora troppo presto per tornare a casa.

Così, Mr F, amico di Mr J, invita noi e altre quattro persone ad andare a casa sua.

E’ un appartamento molto carino sul fiume, con alcuni elementi vintage che attirano subito la mia attenzione: un vecchio telefono, una vecchia radio, una vecchia lampada, candele sulla mensola del camino.

Mr F mi racconta dei bellissimi fiori (Allium, credo) raccolti a casa del padre e messi lì, al centro del tavolo della sala ben cinque giorni prima e ancora intatti.

Prendiamo posto, dividendoci tra il divano e un tavolo vicino alla finestra. Trovo sempre interessante notare come le persone scelgano sempre il posto più adatto a loro.

Vedo un binocolo sul tavolo, lo prendo e mi affaccio a guardare i dettagli di una luminosa mezza luna e il suo riflesso sull’acqua. Mr F mi si avvicina e mi racconta di un cigno che ha modo di osservare sul fiume, ogni giorno. Mi dice che ha perso la sua compagna (o compagno), e se ne sta sempre lì, solitario. Sta scrivendo una poesia su quel cigno, e sulle considerazioni che ha avuto modo di fare su se stesso grazie alla sua presenza costante.

“E’ un bisogno creativo”, mi spiega, “Torno su quella poesia di tanto in tanto. Ci vuole tempo. La mia ex moglie una volta mi ha chiesto se non stessi diventando matto”.

Mi guardo intorno. C’è chi ha in mano un bicchiere di vodka, chi una lattina di birra, e poi ci sono io con l’acqua tonica. Perché, come dice sempre Mr J, sono Italiana e non so bere.

Un omone alto alto con la barba non accenna a voler trovare il suo posto. E’ in piedi, in precario equilibrio, indeciso se sedersi su una candela o crollarmi addosso. Fa come da raccordo tra le persone sedute sul divano (una coppia che non conoscevo) e noi al tavolo. Fa dei buffi movimenti ondulatori, tenendo in equilibrio una lattina di birra sul palmo della mano.

Mr F mi racconta i retroscena di quell’anima in pena che a me sembra totalmente persa nel suo mondo.

In tutto ciò non manca la musica.

Il padrone di casa sceglie quali canzoni mettere seguendo questo procedimento: mi spiega il tema della canzone che sta per suonare, mi dice di fare attenzione a certi passaggi (quando ha capito che ancora non riesco a seguire le parole delle canzoni che non conosco ha iniziato ad anticiparmi più dettagli), e invita tutti gli altri a commentare.

Inutile dire che la maggior parte delle persone lì presenti sapevano tutto di musica.
Inutile dire che io ero la completa ignorante della situazione. Quindi in vantaggio! Avevo tutto da scoprire.

Mr F allunga una mano verso un secondo vaso con dei rami di rosmarino. Ne strappa qualche foglia, se le strofina tra le mani e le passa agli altri che fanno lo stesso. Lì partono commenti sulla superiorità della natura, sul profumo inebriante e la purezza degli oli essenziali… Il tutto suona molto strambo ora, ma in quel momento sembrava del tutto naturale.

E si fanno le cinque del mattino.

Una volta Mr J mi ha spiegato che nell’etichetta irlandese è considerata cattiva educazione andarsene per primi quando si è invitati, che sia a casa o in un pub. Non nascondo che quando Mr F annuncia l’ultima canzone della serata tiro un impercettibile sospiro di sollievo.

Si decide che il gigante ondeggiante con la birra in equilibrio sulla mano resterà a dormire lì. Quando lo saluto mi abbraccia, e mi sussurra in modo sorprendentemente sobrio: “Tranquilla, sono in buone mani”.

Buonanotte (o buongiorno), e al prossimo episodio.

Lunaticamente Vostra,
Serena

 

I’m an island

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I have always loved islands.
I have always been attracted to them.20525787_10214003464182141_4302166772671889156_n

When I was a child I used to travel every summer with my family to Pantelleria, in Sicily, where my dad comes from. I remember I used to consider this my real home.

And my home has now moved to another island: Ireland!

Being a child I loved to feel isolated from the rest of the world, and at the same time I dreamt of the day I would have sailed away on that boat I could see far away.
I guess there is also a cosy familiar feeling in the idea of an island, like when you are in your home sweet home and what is outside doesn’t matter anymore.

But there is more than all that.

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It’s like a silent shiver you cannot clearly feel down your spine, but in the back of your mind you know it’s happening. It’s linked to a primordial instinct of survival.
Nowadays we hardly stumble by chance on the shores of desert islands, but in the past it happened. And the first thought was the need to survive unknown challenges, the need to be prepared to cope with anything on your own.

Growing up I have learnt how to be an island. It might have been delusions from people, or just me setting too high expectations. I have learnt that I could trust others, but up to a point. I have always felt the need to be ready to rely on myself and my capabilities first of all. Only then I could decide if delegating to others who looked ready to help.

It’s the protective vegetation that grows on a small, sparsely populated island.

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The weather can also change. At times the patch of land becomes unreachable, while other times it even connects to the main land. It usually depends on the moon.

Don’t get me wrong, I also give all of myself to my best friend or to true love. But I know we change, and the other we love change too. Sometimes so much that we can’t recognize each other anymore. And we should learn to accept that this is normal, it’s nature.

This is why I love islands. This is why I feel like an island.

Sometimes it can be hard, but I usually love it!

What about you? Do you feel more like an island or the main land?

Moonily Yours,
Serena

***

Ho sempre amato le isole.
Mi sono sempre sentita attratta dalle isole.

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Quando ero una bambina, ogni estate andavo a Pantelleria con la mia famiglia, isola dove mio padre è nato. Ricordo che consideravo quella come la mia vera casa.

E quella casa adesso l’ho trasferita su un’altra isola: l’Irlanda.

Da piccola amavo sentirmi isolata dal mondo, ma allo stesso tempo sognavo il momento in cui avrei anch’io preso il largo a bordo di una di quelle barche che vedevo all’orizzonte.

Credo ci sia anche un senso di intimità familiare su un’isola. Come quando sei nella tua casa dolce casa e il mondo fuori non conta più.

Ma c’è più di tutto questo.

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E’ come un brivido silenzioso che inavvertitamente ti percorre la spina dorsale, e lo percepisci solo in qualche angolo recondito della mente. E’ come se fosse legato a un istinto primordiale di sopravvivenza.
Al giorno d’oggi è raro approdare per caso su un’isola deserta, ma in passato accadeva. In quel momento il primo pensiero sarebbe stato rivolto al bisogno di sopravvivere a sfide imprevedibili, il bisogno di esser pronti a far fronte a qualsiasi difficoltà da soli.

Crescendo ho imparato a essere un’isola. Sarà stato per delusioni subite, o solo io che mi aspettavo troppo dagli altri. Ho imparato a fidarmi degli altri, ma fino a un certo punto. Ho sempre sentito il bisogno di sentirmi in grado di fidarmi di me e delle mie abilità prima di tutto. Solo in un secondo momento posso decidere se delegare agli altri un po’ di responsabilità.

E’ come la vegetazione protettiva che prospera su una piccola e poco popolata isola.

Anche il tempo può cambiare. A volte quella macchia di terra diventa irraggiungibile, mentre altre volte appare addirittura collegata alla terraferma. Di solito dipende dalla luna.

Non fraintendetemi, anch’io sono pronta a dare tutta me stessa per amici e amore. Ma so anche che tutti noi cambiamo, a volte così tanto da non riconoscerci più a vicenda. Dovremmo tutti imparare ad accettare ciò come qualcosa di umano, naturale.

Ecco perché amo le isole. Ecco perché mi sento un’isola.

A volte può essere difficile, ma di solito mi piace!

E voi? Vi sentite di più isola o terraferma?

Lunaticamente Vostra,
Serena

Once upon a July

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Best of July! This is too easy!

Two great things happened in July, and both of them made me feel so enthusiastic and deeply serene.

The first event was the wedding of my friend Giovanna.20225705_1838142059836467_909321692700999680_n

I have to say I hate weddings. I don’t like spending time with too many people in a formal occasion that requires a studied outfit, hair, make-up, shoes…

In fact, I have never bought a dress just because of a wedding, never went to the hair dresser just because of such a day coming up. I think it has always been my way to express my aversion to them.

This one was a total surprise!

The location was so nice, with a beautiful garden and a swimming pool; the food was very very good and not too much (as it always happens at Italian weddings), and finally the fact that I was with my friends at a friend’s celebration was the best point.

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The main theme was the sea (in particular boating knots!), and all the decorations were very simple and delicate.

But the main feature was the swimming pool, which saved our lives on a very hot day of July. The couple was among the first few people to jump in, and the rest followed (even in their dresses, like myself).

So finally I can say I liked a wedding!

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The second highlight was my holiday in Pantelleria, Sicily.

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When I was a child I used to spend there a couple of weeks with my family every summer.

Then you know, you grow up, you moved to a different country, you want to use your holidays to know other places… So for two years I never had the chance to fly there.

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This time I spent five intense days on the “Island of the wind”, or the “Black pearl of the Mediterranean”, to proof that it is so true when they say that in order to appreciate something you have to lose it, even if only for a while.

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Faraglione

I realised that throughout the years I had grown used to it, and I was unconsciously missing her full beauty.

After closing my eyes for a while to that view, I felt a deep amazement opening them up again.

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Pantelleria is still a wild island closer to Africa than to Sicily, not too easy to reach, expensive enough for tourists. It was even wilder when I was a child, and I hope she won’t change too much in the future. I know for the locals it would be great to improve the tourism, but the selfish Serena hopes a lot of people will forget about her for a little longer.

Tell me about yourself. What is the wild place of your memories you would like to keep unchanged?

Moonily Yours,
Serena

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Can you see the elephant’s face?

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Il meglio di Luglio! Questa volta è troppo semplice!

Durante il mese scorso sono successe in particolare due cose, ed entrambe mi hanno donato un senso di entusiasmo e profonda serenità.

Il primo evento è stato il matrimonio della mia amica Giovanna.

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Devo ammettere di odiare i matrimoni. Non mi piace passare troppo tempo tra tanta gente in occasioni formali che richiedono di indossare capi studiati, avere un trucco curato, il capello perfetto, le scarpe abbinate…

In effetti non ho mai comprato in vita mia un vestito appositamente per un matrimonio, così come non sono mai andata dal parrucchiere per l’occasione. Credo questo sia sempre stato il mio modo di mostrare avversione alla cosa.

Ma questo è stato sorprendente!

La location era bellissima, con un grande giardino e una piscina; il cibo (che lo dico a fare!) buonissimo e le porzioni non troppo abbondanti (non ho visto lo spreco che c’è di solito in tutti i matrimoni italiani), e il fatto che fossi con le mie amiche a festeggiare un’amica è stato l’aspetto principale.

Il tema del matrimonio era il mare, in particolare i nodi. Le decorazioni erano molto semplici e delicate.

Ma l’attrazione principale è stata senza dubbio la piscina, che ha salvato la vita di molti in una calda giornata di Luglio. Gli sposi sono stati tra i primi a tuffarsi, e il resto li ha seguiti (anche nei loro bei vestiti, come la sottoscritta).

Finalmente posso dire di essermi divertita a un matrimonio!

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Il secondo evento è stata la mia breve vacanza a Pantelleria, in Sicilia.

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Da piccola trascorrevo ogni anno un paio di settimane lì con la mia famiglia.

Poi si sa, uno cresce, ci si trasferisce altrove, si comincia a voler sfruttare i giorni di ferie per conoscere altri luoghi… Così in due anni non ho più avuto modo di andare.

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Lake “Specchio di Venere” (Venus mirror)

Questa volta ho passato cinque intensi giorni sull’”Isola del Vento”, o sulla “Perla Nera del Mediterraneo”. Posso sottoscrivere che è vero quando si dice che per apprezzare fino in fondo qualcosa dobbiamo perderla, anche solo per un po’.

Mi sono resa conto che mi ero abituata all’isola, e ne stavo inconsciamente ignorando alcuni aspetti.

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Chiudere gli occhi per un po’ a quei panorami mi ha lasciata meravigliata al riaprirli.

Pantelleria è ancora un’isola selvaggia, più vicina all’Africa che alla Sicilia, non facilissima da raggiungere, e piuttosto cara. Quando ero bambina era ancora più selvaggia, e spero non cambi troppo nel futuro.

So che per le persone locali sarebbe positivo svilupparne di più il turismo, ma la Serena egoista spera che molta gente si dimentichi dell’isola ancora per un po’.

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Ditemi di voi. Qual è il posto selvaggio dei vostri ricordi che vorreste non cambiasse mai?

Lunaticamente Vostra,
Serena