Enjoying failure

Two days ago, I decided to enjoy the spring-like day getting to pick up some flowers in my garden, and then having fun sacrificing those beautiful creatures in one of my resins experiments. I told myself: I wonder what will happen, if I try to vitrify living petals.

Just an uncalled for cruelty, said the goody-goody part of me. But this way their beauty would be preserved forever, was on the other hand my naughty self voice.

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Curiosity won, as was to be expected, and I ended up playing the chemist with my equipment made of resins and clovers and daisies and lavender flowers etc etc.

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The magic happened precisely with the lavender flowers. I put the long violet stem into the resins, and then, while dripping the liquid in excess, I kept observing. In that moment, all around the tapered stalk, tiny little blue flowers appeared! Violet and blue, what a marvellous combination! After a few seconds, though, the micro-flowers started changing their colour, turning yellow. I couldn’t turn away from that splendor, amazed like a child, enchanted by those shades so vivid and bright. Nothing but nature could give something similar as a gift.

But just after a couple of minutes, I was throwned back into reality, into that dimension where colours have less shades and light is less bright. Where everything can find its own rational reason. The lavender flower started turning a dark dull violet, looking more like an insignificant twig.

When all was over, I told the story to a friend who, with an unexpected pragmatic tone, answered me: “Of course! It’s the acid of the epoxy resin”.

“I don’t like those words”, I told him abruptly.

“I know, it sounds a bit… poxy!”

I hated him a bit. But then I decided that the childish me, the one who uses her creativity every day, would have gone on believing in just one truth: what had happened was magic!

Like any enchantment worthy of the name, I have nothing to prove it. I think every single crafty person should have his personal expert photographer. And if he was a nature’s details lover, even better! I know who would perfectly suit me, but unfortunately she lives a bit far away. My first English customer is a photographer with such characteristics. Her name is Nat Davidson, and I highly recommend her facebook page: “Nature Delights” You won’t regret it.

Magically moonily yours,

Serena.

One of Nat's photos. Isn't it lovely? *-*
One of Nat’s photos. Isn’t it lovely? *-*

***

Due giorni fa, ho deciso di godermi la bella giornata primaverile, e mettermi a raccogliere fiorellini in giardino. Per poi divertirmi a sacrificare quelle belle creature in qualche esperimento con la resina. Mi son detta: chissà cosa succede se si cerca di vetrificare dei petali vivi?

Che crudeltà gratuita, diceva la parte esageratamente buona di me. Ma così gli permetterai di conservare intatta per sempre la loro bellezza, diceva allo stesso tempo la strega un po’ paracula.

La curiosità ha vinto, ovviamente, e io sono andata a giocare alla piccola chimica con le mie miscele di resine e una scorta di trifogli, margherite, fiori di lavanda, ecc ecc.

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E proprio con la lavanda si è verificata la magia. Ho fatto fare un bel bagno di resina al lungo stelo violetto, e poi, mentre facevo colare il liquido in eccesso, ho osservato cosa accadeva. Ed ecco che tutto intorno al compatto rametto affusolato sono comparsi dei minuscoli fiorellini azzurri! Viola e azzurro… accostamento assolutamente fantastico. Ma dopo qualche secondo, i micro-fiorellini hanno preso a cambiare colore diventando gialli. Io sono rimasta a osservare la magia, stupita come una bimba, affascinata da quei colori così vividi e lucenti che solo la natura sa proporre.

Ma dopo un paio di minuti sono stata ricatapultata nella realtà, in quella dimensione con meno sfumature e una luce un po’ soffusa. Quella in cui tutto ha una spiegazione logica. Il fiore di lavanda acquista un colore viola cupo e monotono, che lo fa sembrare quasi un bastoncino insignificante.

Poi ho raccontato l’accaduto a un amico, che con inaspettato pragmatismo mi ha detto: “Ma certo! E’ l’effetto dell’acido della resina epossidica!” L’ho odiato un po’. Ma poi ho deciso che la parte bambina di me, la Serena che metto al lavoro ogni giorno con l’arma della creatività, avrebbe continuato a credere di aver fatto una magia.

E come in tutti gli incantesimi che si rispettino, non ho le prove di quanto accaduto. Credo che ogni creativo dovrebbe avere a disposizione un fotografo professionista, meglio se amante dei dettagli della natura. E io conosco proprio la persona giusta, che però vive un po’ lontana. La mia prima cliente inglese, infatti, è proprio una fotografa con queste caratteristiche. Si chiama Nat Davidson, e consiglio a tutti di fare un salto sulla sua pagina: “Nature Delights“. Non ve ne pentirete.

Magicamente lunaticamente vostra,

Serena.

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