When I started travelling

I remember when I first started travelling. I remember going abroad for the first time when I was at high school. A beautiful trip to Greece.

I remember being shocked when I started seeing with my own eyes what I had always known only thanks to my books and tv.

My parents have never been too daredevil; they always loved the quiet holidays in a country house or the same family places.

Thus, when I was 20 and finally started going here and there on my own, I have always tried to see all the things that I could possibly see, as if travelling was an exception in my life. Something I was allowed to do for just a short time and it would come to an end. I had to live every place  with the thought that I would have had no other chances to be back there again in my future. Therefore, I started loving travelling alone, without the need to reach compromises with anyone. I would be free to torture my feet as long as I wished, in order to fill my eyes with all the beauty.

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I also started hating visiting a place as a common tourist, for maybe just a weekend, and then leave. I began dreaming of a life lived a bit everywhere.  I could stay in the same town enough time to earn the label of “temporary citizen” and not “mere tourist”.

When I landed in Dublin in 2013 and started working, I realized that I had come to deserve the right to travel with no limit of time and space. I could also go back to the same places if I wished to. No longer anxious to see everything, not to lose any tiny occasions, no longer scared to settle for compromise.

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This year I launched my new travelling style. I can now allow myself to plan with other people, to decide together to rest when feet are sore.

At first, the Serena of the past asked for explanations and tried to raise her voice, but the present one won using her wisdom.

What’s the travelling-with-other-people phobia called? Well, I don’t care. I’m cured now.

Moonily Yours,
Serena

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***

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Ricordo quando ho iniziato a viaggiare. Ricordo il mio primo viaggio all’estero, con la scuola, in Grecia.

Ricordo i primi shock, quando ho cominciato a vedere con i miei occhi quello che conoscevo solo attraverso libri e televisione.

I miei genitori non sono esattamente dei temerari, e hanno sempre amato le vacanze tranquille degli agriturismi o della solita casa di vacanza.

Così, quando a vent’anni ho finalmente iniziato ad andare qua e là per conto mio, ho sempre cercato di vedere più cose possibili, come se il viaggiare fosse un’eccezione nella mia vita, qualcosa che potevo fare per un po’ e poi basta. Dovevo vivere ogni posto pensando che sicuramente non sarei mai più tornata lì. Allora ho imparato ad amare viaggiare da sola, senza dover scendere a compromessi con nessuno, ammazzandomi per conto mio per riempire questi occhi con più bellezza possibile.

Ho iniziato a odiare visitare posti come turista, magari per un weekend, e poi andarmene. Ho iniziato a immaginare una vita vissuta davvero un po’ qui e un po’ lì, per un tempo che mi desse l’opportunità di scrollarmi di dosso l’etichetta di “semplice turista” e acquisire quella di “cittadina temporanea”.

Quando sono arrivata a Dublino nel 2013 e ho iniziato a lavorare, mi sono resa conto che finalmente mi ero meritata il diritto illimitato a viaggiare, e magari a tornare negli stessi posti. Non c’è più l’ansia del dovere vedere tutto, del non doversi far sfuggire nessuna minima occasione, la paura del dover scendere a compromessi.

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E quest’anno ho inaugurato un nuovo stile di viaggio. Quello dove si pianifica insieme ad altre persone, dove si decide di sedersi quando i piedi fanno male.

Ammetto che all’inizio la Serena del passato è tornata a fare domande e avanzare richieste, ma quella del presente è sicuramente più saggia.

Come si chiama la fobia del viaggiare in compagnia? Non importa più, mi è passata.

Lunaticamente Vostra,
Serena

 

 

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