We all look a bit like my mum

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I was back to my Italian home for a few days last Christmas, and had the chance to notice those little things that change while I’m away.

One of these was my mum drinking warm water and lemon in the morning. Well, my dad had to perform the same just to keep peace with his wife.
My mum told me: “Serena, you should do the same! It’s extremely good for you!”
I replied I had had that habit for about the last two years, and that I had tried to suggest the same to her without success. I asked what made her change her mind.
“They said that in a tv program”.

I just nodded and gulped my bitter water.

So that’s what happens, we always try to legitimate our decisions relying to a superior established authority. Someone in a tv program in this case.

It happened to me with a book.

I have always thought that the nicest feeling in the world was staying in a comfy home, with the fire on, some candles, a book, a soft blanket and a cup of tea or hot chocolate. It had never crossed my mind that somewhere in the world there was a country to whom the life meaning itself gravitated around this feeling.

Something you cannot describe, a concept you cannot really state. It’s not just cosiness, it’s not just love, it’s not just sweet tooth, or the home sweet home concept.

It’s a mix of all this, and none at the same time.

Danish people are the recognized experts, and have a word that (thanks to those books) is now universally known: HYGGE!

Yes, I have to admit that after I read one of the many books about Hygge that are around nowadays, I felt much more legitimated. It was as if I felt less lonely in my Hyggeness, and more connected to … Denmark?

It’s amazing to realize how this need can involve any little aspect of our life, how we really feel alive when we connect to the otherness outside.
Well, sometimes it’s also striking to realize how easy it is to influence our decisions. We are all a bit like my mum.

Do you have any examples from your side?

Moonily Yours,
Serena

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***

Sono tornata in Italia per qualche giorno a Natale, e come al solito ho avuto modo di notare quei piccoli cambiamenti che avvengono mentre sono via.

Uno di questi era la nuova abitudine di mia mamma: bere acqua calda e limone tutte le mattine (obbligando mio papà a fare lo stesso).
La prima mattina mi ha detto: “Serena, dovresti farlo anche tu! Fa così bene!”
Le ho risposto che era una cosa che faccio da ormai almeno due anni e che avevo provato a suggerirlo anche a lei, senza successo. Allora le ho domandato cosa le avesse fatto cambiare idea.
“L’hanno detto in tv”.

A quel punto ho annuito e mandato giù l’amaro di quell’acqua.

Allora è così che succede, che abbiamo sempre bisogno di legittimare le nostre decisioni sulla base di un’autorità riconosciuta. La tv, in questo caso.

Ma è successo anche a me, con un libro.

Ho sempre pensato che la sensazione più bella la desse starsene rintanati in casa, davanti al fuoco, con qualche candela accesa, un libro, una coperta calda e una tazza di tè o cioccolata. Non mi aveva mai balenato l’idea che da qualche parte nel mondo ci fosse un paese per cui il senso stesso della vita gravitasse attorno a questa sensazione.

Qualcosa che è impossibile descrivere, un concetto che non si può spiegare. Non è solo intimità, non è solo amore, non solo golosità, o l’idea di “casa dolce casa”.

E’ un mix di tutto, e allo stesso tempo niente di tutto ciò.

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I danesi sono esperti in questa sensazione, e hanno una parola per descriverla. Una parola che adesso, grazie a questi libri, è universalmente conosciuta e riconosciuta: HYGGE!

Ebbene, devo ammettere che dopo aver letto uno dei tanti libri che sono stati pubblicati di recente sull’HYGGE, mi sono sentita molto più legittimata. Come se fossi meno sola nella mia solitudine Hyggiana, e più connessa ai… danesi?

E’ incredibile vedere come questo bisogno riguardi anche piccoli aspetti della nostra vita. Vedere come ci sentiamo vivi davvero quando ci connettiamo all’altro là fuori.
Beh, sì, altre volte dà una profonda scossa anche notare come siamo facilmente influenzati nelle nostre decisioni. Siamo tutti un po’ come mia mamma.

Qualche esempio dalla vostra personale esperienza?

Lunaticamente Vostra,
Serena

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