Expat daughter of Italian parents. How it works

Today I’m going to tell you what is it like to be an expat daughter of Italian parents. luggage-1650171_960_720Being parents of an Italian expat is not an easy job. They start planning the visit to your new country months in advance, mainly because they have to decide what to store for you in their big luggage.

So, here is the key question that they can’t wait to ask you: “What can we bring you? What do you need?”

You will all know by now that if I live in Galway is for pure love. It all started because of the love for this city, and love for myself. Yes, I ran away from Italy because I luckily love myself. You can imagine my mum’s reaction to my answer: “I don’t need anything”. She bursts in a loud: “What are you talking about?! I’ll warn you, I’ll figure it out myself, ha!”

At this true threat I start thinking seriously, and I come up with something: coffee and honey. I find them here too, of course, but they are much more expensive (always bear in mind that they are paying for the luggage boarding anyway). In my naive mind I imagine tons of honey and coffee at their arrival.

My mum sounds happy, and adds: “I’ll also bring you a light bed throw that you can use in summer instead of the duvet”. I tell her that it’s a good idea and I will be able to sleep better in the couple of weeks (not in a row) of summer we have around here.

She gave her best calling me from a pharmacy a couple of days before leaving, saying: “Serena, I’m in a pharmacy. Do you need anything?”

Yes, my parents really think I live in the middle of nowhere, surrounded by celtic barbaric farmers. (They were here before by the way. The power of subconscious).

They are finally here. We open the luggage.

What do I find there?

ONE double pack of Lavazza coffee and TWO jars of honey. Utter surprise and disappointment.

Any kind of disparate food and toiletries come out of there, including: shower gel, shampoo, conditioner… everything very fancy and organic (at least), the famous bed throw, a typical Italian Easter cake (that I never liked), a pair of elegant shoes I hadn’t worn in years, cocoa powder, pasta, similar more pointless stuff.

Something I had told my mum before they started packing was: “Mum, I just found out I’m intollerant to gluten”.

My mum looks at my face, and asks: “Well? Don’t tell me you are not happy now!”

I explain I will make some other friends happy with those bountiful supplies, keeping the only two things I had asked for: coffee and honey.

I’m afraid they will never understand that this is the only place where I don’t miss anything. After all, the communication was disturbed already when I used to live close, let alone now!

And this is how I feel every time they leave: guilty for being ungrateful and exausted.

To all you expat out there: how do your families act in relation to your move?

Moonily Yours,
Serena

Bluebell_line_train_luggage

***

Essere genitori italiani di figli expat non è mestiere semplice, soprattutto quando per venire a trovarti devono cominciare a pianificare settimane prima per studiare nel dettaglio con cosa riempire la valigia inutile che hanno deciso di pagare per imbarcare sull’aereo.

Cominciano a farti la fatidica domanda in largo anticipo: “Cosa ti serve?”

Ormai saprete bene che io mi sono trasferita a Galway per amore, che è amore per la città e per me stessa. Sì, me ne sono scappata dall’Italia per amor proprio. Perciò, quando a quella domanda rispondo: “Non mi serve niente”, la reazione di mia madre è un urlo di scandalizzata sorpres: “Ma cosa dici?! Guarda che faccio a modo mio!”

E quella è una vera e propria minaccia. Allora comincio a riflettere seriamente, e mi vengono in mente due cose: caffè e miele. Non che non si trovino, ma sicuramente in Italia costano meno (ma tenete conto che stanno pagando per imbarcare la valigia). Nella mia mente ingenua immagino chili di caffè e miele.

Mia mamma è contenta, e aggiunge: “Ti metto anche un copriletto leggero, così lo usi in estate”. La faccio contenta e le rispondo che forse avrò occasione di usarlo per quella lunga settimana d’estate irlandese che prima o poi arriverà, ma per cui non prego.

Il massimo è stato quando un giorno mi chiama dicendomi: “Serena, sono in farmacia. Devo portarti qualcosa da qui?”

I miei genitori pensano che viva davvero sperduta in un paese barbaro popolato da pecore su distese desolate.

Arrivano. Entriamo in casa. Apriamo la valigia.

Cosa ci trovo?

Una confezione doppia di Lavazza e due barattoli di miele. Profondo sconcerto e sconforto.

Vedo uscire fuori di tutto, tra cui: bagnoschiuma, shampoo, balsamo, sapone intimo, tutto molto fancy e biologico; il famoso copriletto che è troppo fino anche per l’estate di qui; una colomba pasquale (che non mi è mai piaciuta); scarpe eleganti estive che non usavo da anni; cacao in polvere; pasta; altre cose inutili.

Ora, una cosa che avevo detto a mia madre prima che partissero era stata: “Mamma, sono diventata intollerante al glutine”.

Mia mamma guarda la mia faccia e comincia ad alterarsi: “Beh? Non mi dire che non sei contenta?!”

Le ho spiegato che farò contenta qualche amica ridistribuendo i viveri, e mi terrò stretta le uniche due cose che avevo chiesto: caffè e miele.

Capiranno mai che vivo qui perché è l’unico posto in cui davvero non mi manca niente? Ma, in fondo, non mi hanno mai ascoltato quando ero vicina, figuriamoci quanto è disturbata la comunicazione adesso!

Così, alla loro partenza mi sento puntualmente esausta e una figlia ingrata.

Chiamando tutti gli expat: come interpretano il vostro espatrio le vostre famiglie?

Lunaticamente Vostra,
Serena

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