Of songs, swans and rosemary

Tonight I wanted to tell you about a new little Irish adventure of mine. The location is again Ballina, Mr J’s hometown.

I have spent the last week-end here.

I could tell you about the lovely walk along the river Moy, coming back just before dark. I think my subconscious was looking for a somewhat thrilling danger, advising me to waste time taking some beautiful instagrammable pictures while Mr J kindly invited me to get moving.

No, this time I won’t tell you about wanderings and journeys to the past, but about people.

Saturday night, in a pub, listening to some good music. Music ends, the pub is about to close, but it’s still too early for everyone to go home.

Mr F, one of Mr J’s friends, invites us and four more people to go to his house.

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This is a very nice apartment overlooking the river, with some old elements that catch my attention straight away: an old telephone, an old radio, an old lamp, candles on the mantelpiece.

Mr F tells me of the beautiful flowers (Alliums, I think) picked out his dad’s house and arranged there, in the middle of the living room table, five days before and still flawless.

We choose our place, the group divides between a couch and the chairs by the table close to the window. I always find it interesting to notice how people pick their own place in a room.

I spot binoculars on the table, I take them and go to observe the details of a shiny half moon reflecting on the water. Mr F comes closer and tells me of a swan he watches every day. That’s what the binoculars are for. The swan lost his/her partner and is always on his/her own on the river. He is writing a poem about it, about the thoughts that lonely creature made him having upon himself.

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“It’s a creative need”, he explains, “I go back to that poetry constantly. It takes time and dedication. My ex wife once asked me if I was losing my mind”.

I look around. Somebody is drinking vodka, someone else has a can in his hand, and then there is myself with a tonic water. Because, as Mr J always says, I’m Italian and I can’t drink.

A big bearded man struggles to find his place. He is standing in unsteady balance, pondering if sitting down on a candle or crashing on me. He is like a weird connection between the people sitting on the couch (a couple I have never met before) and us by the table. He moves in a funny undulating way, balancing a can of beer on the palm of his hand.

Mr F tells me something about the past of that soul in torment. He looks like being totally lost in his world.

In all of this, there has to be music.

Our host selects the songs, following these steps: he explains the main theme of the song to me, highlighting some passages I would have to pay more attention to (he gave me even more details when he understood I was not able to follow the lyrics), and lets everybody else comment.

It goes without saying that everyone there is a music expert.
It goes without saying that I am the only complete incompetent. Advantage for me! I have everything to learn!

Mr F reaches out to a second vase full of rosemary. He picks a few leaves, rubs them between his hands and gives them to the others, who do the same. Here a series of naturalistic comments start, from the superiority of nature to the purity of essential oils… It sounds so funny now, it seemed so natural there!

And it’s 5am.

Mr J once told me that in the Irish etiquette is considered bad behaviour to be the first person to leave a place you have been invited to. I trusted it wasn’t just something he made up that time just to have a couple of more pints. I confess I’m not too disappointed when our host announces the last song of the night.

It is decided that the drunk giant will sleep in Mr F’s house. When I say bye to him, he whispers in a strikingly sober tone: “Don’t worry, I’m safe here”.

Good night, or good morning, and to the next episode!

Moonily Yours,
Serena

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Oggi volevo raccontarvi un’altra mia piccola avventura irlandese. La location e’ ancora Ballina, la cittadina dove abita Mr J.

Ho trascorso qui lo scorso weekend.

Potrei raccontarvi della passeggiata lungo un sentiero sul fiume Moy da cui siamo tornati appena prima che calasse il buio. (Credo che il mio subconscio davvero cercasse un po’ di brivido del pericolo, spingendomi a perdere tempo a far foto instagrammabili mentre Mr J mi invitava molto gentilmente a sbrigarmi).

E invece no, questa volta non parlerò di passeggiate e scoperte del passato, ma di persone.

Sabato sera, si è in un pub, si ascolta buona musica. La musica finisce, il pub deve chiudere, ma per tutti è ancora troppo presto per tornare a casa.

Così, Mr F, amico di Mr J, invita noi e altre quattro persone ad andare a casa sua.

E’ un appartamento molto carino sul fiume, con alcuni elementi vintage che attirano subito la mia attenzione: un vecchio telefono, una vecchia radio, una vecchia lampada, candele sulla mensola del camino.

Mr F mi racconta dei bellissimi fiori (Allium, credo) raccolti a casa del padre e messi lì, al centro del tavolo della sala ben cinque giorni prima e ancora intatti.

Prendiamo posto, dividendoci tra il divano e un tavolo vicino alla finestra. Trovo sempre interessante notare come le persone scelgano sempre il posto più adatto a loro.

Vedo un binocolo sul tavolo, lo prendo e mi affaccio a guardare i dettagli di una luminosa mezza luna e il suo riflesso sull’acqua. Mr F mi si avvicina e mi racconta di un cigno che ha modo di osservare sul fiume, ogni giorno. Mi dice che ha perso la sua compagna (o compagno), e se ne sta sempre lì, solitario. Sta scrivendo una poesia su quel cigno, e sulle considerazioni che ha avuto modo di fare su se stesso grazie alla sua presenza costante.

“E’ un bisogno creativo”, mi spiega, “Torno su quella poesia di tanto in tanto. Ci vuole tempo. La mia ex moglie una volta mi ha chiesto se non stessi diventando matto”.

Mi guardo intorno. C’è chi ha in mano un bicchiere di vodka, chi una lattina di birra, e poi ci sono io con l’acqua tonica. Perché, come dice sempre Mr J, sono Italiana e non so bere.

Un omone alto alto con la barba non accenna a voler trovare il suo posto. E’ in piedi, in precario equilibrio, indeciso se sedersi su una candela o crollarmi addosso. Fa come da raccordo tra le persone sedute sul divano (una coppia che non conoscevo) e noi al tavolo. Fa dei buffi movimenti ondulatori, tenendo in equilibrio una lattina di birra sul palmo della mano.

Mr F mi racconta i retroscena di quell’anima in pena che a me sembra totalmente persa nel suo mondo.

In tutto ciò non manca la musica.

Il padrone di casa sceglie quali canzoni mettere seguendo questo procedimento: mi spiega il tema della canzone che sta per suonare, mi dice di fare attenzione a certi passaggi (quando ha capito che ancora non riesco a seguire le parole delle canzoni che non conosco ha iniziato ad anticiparmi più dettagli), e invita tutti gli altri a commentare.

Inutile dire che la maggior parte delle persone lì presenti sapevano tutto di musica.
Inutile dire che io ero la completa ignorante della situazione. Quindi in vantaggio! Avevo tutto da scoprire.

Mr F allunga una mano verso un secondo vaso con dei rami di rosmarino. Ne strappa qualche foglia, se le strofina tra le mani e le passa agli altri che fanno lo stesso. Lì partono commenti sulla superiorità della natura, sul profumo inebriante e la purezza degli oli essenziali… Il tutto suona molto strambo ora, ma in quel momento sembrava del tutto naturale.

E si fanno le cinque del mattino.

Una volta Mr J mi ha spiegato che nell’etichetta irlandese è considerata cattiva educazione andarsene per primi quando si è invitati, che sia a casa o in un pub. Non nascondo che quando Mr F annuncia l’ultima canzone della serata tiro un impercettibile sospiro di sollievo.

Si decide che il gigante ondeggiante con la birra in equilibrio sulla mano resterà a dormire lì. Quando lo saluto mi abbraccia, e mi sussurra in modo sorprendentemente sobrio: “Tranquilla, sono in buone mani”.

Buonanotte (o buongiorno), e al prossimo episodio.

Lunaticamente Vostra,
Serena

 

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