TRAVELLING WITH(OUT) FEAR

Last week I had to travel to Brussels for a work related event.

Since that was on a Wednesday, Mr J and I decided to travel to Belgium on a Sunday and enjoy a couple of days in Bruges before my heading for the capital.

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The day before leaving, I received an official warning email at work, saying that Brussels was ranked 3 out of 4 for risk of terroristic attacks.

Of course I knew it already, but seeing that in front of my eyes, clear on a screen, on an email sent personally to myself had a very strong effect.

I see all of the travel bloggers or other people I know stating that fear won’t win and it doesn’t make any sense to change a lifestyle because of that.

I totally agree. But when you have to face and win this fear yourself, it doesn’t sound that easy anymore.

I started packing and panicking in silence, while Mr J was pure calmness, thank god!

Only when I landed in Brussels I felt such an idiot. Why did I have to worry when I was only going to stay there for a few days? What should Belgian people do then? What would the world be if everyone had to show their fear?

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I started imagining a world of wary looks, defensive general behaviour, everyone blaming others so easily.

I felt trapped in the fear trap, the one that somebody above us has created for us, the one that is conveyed through media and the new common sense of avoiding what might be dangerous.

But this is the question: what is really dangerous? Is there any way for us to know?

No. Absolutely not.

I have seen a lot of policemen and police cars everywhere, the army with their guns, sirens going off at any hour of day and night. And then I did go out and wasn’t able to see anything clearly “dangerous”!

I’m glad I had this excuse to travel to Belgium.

I’m glad I can say I feel a bit less idiot now that I put a shape to my thoughts.

I still fear, but I’m facing it.

Moonily Yours,
Serena

 

ps: Enjoy some pics from wonderful Bruges:

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***

La settimana scorsa sono dovuta andare a Bruxelles per un evento di lavoro.

Dal momento che l’evento capitava di mercoledì, io e Mr J abbiamo deciso di partire la domenica e trascorrere un paio di giorni a Bruges, e poi io avrei continuato per Bruxelles.

Il giorno prima della partenza, ho ricevuto un’email ufficiale a lavoro che mi avvertiva dell’altissimo rischio di attentati nella capitale.

Ovviamente lo sapevo già, ma vedere quelle parole così chiare lì sullo schermo, in un’email indirizzata a me personalmente, devo dire che ha sortito il suo effetto.

Vedo sempre le travel blogger o altre persone dichiarare che la paura non vincerà, e affermare come non abbia nessun senso cambiare uno stile di vita per questo motivo.

Io sono totalmente d’accordo. Ma quando ti ritrovi in un faccia a faccia con la paura, e l’unica scelta che hai è trovare un modo per vincerla, non suona più tanto semplice.

Sono andata in un panico silenzioso, mentre Mr J era la persona più tranquilla del mondo. Grazie al cielo!

Atterrando a Bruxelles, mi sono sentita una perfetta idiota. Che motivo avevo io di preoccuparmi in quel modo quando dovevo stare lì per appena qualche giorno? Cosa dovrebbe fare chi è nato, cresciuto e vive lì? Che cosa diventerebbe il mondo se ognuno di noi mostrasse la sua paura?

Ho iniziato a immaginare città piene di sguardi sospettosi, modi di fare diffidenti, tutti che incolpano tutti in modo troppo semplice.

Mi sono sentita incastrata nella trappola della paura, quella che ci viene imposta dall’alto, attraverso i media e il nuovo buonsenso dell’evitare situazioni pericolose.

Ma è proprio questa la domanda: che cos’è davvero pericoloso? C’è un modo per capirlo?

No. Assolutamente no.

Ho visto polizia ovunque, militari ovunque, con armi enormi, e ho sentito le sirene suonare a ogni ora del giorno e della notte. Eppure girando per Bruxelles non ho mai percepito niente di davvero “pericoloso”.

Sono contenta di poter dire che mi sento un po’ meno idiota ora che do forma a questi pensieri.

Ho ancora paura, ma la sto guardando negli occhi.

Lunaticamente Vostra,
Serena

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