New Year’s Eve in Lisdoonvarna

Everybody knows it’s usually not good to speak too soon. But sometimes we are so positive about something, that we forget about it. Luckily, life is always ready to send us a reminder.

This note from life came to me on New Year’s Eve, after I had spent all day repeating how great 2017 had been.

The plan for the night wasn’t the easiest. Mr J was playing with the band in a little town in the middle of nowhere on the lunar hills of the Burren, Lisdoonvarna. Unfortunately, nobody in the band could give a lift to me and my namesake friend on the way out.

Therefore, we had to opt for a one hour and 41 minutes bus journey (for a distance that a car would cover in about half the time).

At 6pm on December 31st, we were on the bus (Serena arriving at the very last minute, just to add some adrenalin), together with an old bus driver, and another couple of crazy people who then got off at some villages impossible to recall.

And so we left, heading towards the pitch dark Irish countryside, guessing stony hills and the black sea waters mingled to our faces reflected in the window, snooping in the rare lighted up houses.
Half way there, and our voices started to change, turning deeper and more feeble, until we stopped talking. Serena broke the silence to ask: “Do you think we’re gonna puke?”

I opened a plastic bag and took out a little ginger essential oil bottle. As it is so often described as a natural miracle against nausea, I started inhaling from that desperately. I almost even stopped noticing the disgusting smell.

After too many, too long minutes, I declare that my natural remedy is a failaure. I closed the little bottle, threw it in my pocket, and opened the plastic bag, announcing: “Sere, time has come for me”, and I puked.

Serena, as the true friend she is, moved fast to hide to the seat behind mine, providing tissues and support from a distance.

All of this with only 5km left to arrival.

I made myself decent again just as the driver called our long-awaited stop. I put on my best smile, thanked the old man, and almost hugged the rubbish bin that was waiting for me there.
The woman who was sitting on the front must have noticed our movements and muttered something to the driver, since he went for a little walk up and down the bus. Happy not to find any souvenir, he left with a smile. I almost felt like waving goodbye.

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But we were in Lisdoonvarna! Time to start celebrating, with a nice dinner.

We saw a little hotel/restaurant on the lovely square, adorned with a colourful Christmas tree and the bronze statues of two smiley dancing couples. The name of the place was Ritz, and I said it sounded very promising.

No.

The barmaid said that the only two places serving food on that night were a pub up the road and the Chinese. We decided to follow the instructions of a nice old man, who said “The pub is just after the church, you can’t miss it”.

We entered the place, and we were greeted by a note that said: “Kitchen closed at 7.30pm”. It was 8pm.

We gave up and went to the Chinese restaurant, where they didn’t even bothered setting the tables or turning the heating on – the waitress was working with her coat on.

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At the Chinese, where they still (or already) had decorations for St. Patrick’s

We sat at a table by the window, to enjoy the panoramic view of the happy square and a crossroad.

Meanwhile, I had told Mr J about my misadventure, and I could see him laughing in the van with the drummer.

I didn’t have to wait too long to really see him passing by the window on their red van, waving and laughing.

Dinner over – we even treated ourselves to a weirdly frozen strawberry cheesecake and a watery coffee – we spotted the bass guitarist passing by, we called him from the window, and he came in, saying: “Hello! The pub we’re playing at is full of people! And there is food! We didn’t know! Follow me, or you’ll have to pay the ticket to get in”.

At the entrance, he introduced us to the owner as the singer’s and drummer’s wives. Then he went to the tickets woman, and explained that I was the singer’s wife and Serena the guitarist’s. Well, they got we were with the band anyway.

The only thing we were told days before about the venue was that it was a bikers’ place. So I was wearing black jeans and boots, and Serena a jeans mini-skirt. As we entered we were overwhelmed by man in suits and women in long and sparkly dresses.

The lively Lisdoonvarna was all there, in that big tent with a big bar and a huge stage – I saw Mr J and the guys in real action for the first time on a professional stage!

The rest of my third Irish New Year’s Eve was great, and the journey back home by car went nice and smooth – and fast.

Thank you, Life, for your reminders, and welcome 2018!

Moonily Yours,
Serena

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***

Sapete quando si dice che è meglio non parlare troppo presto? A volte, quando pensiamo troppo positivo, ce ne dimentichiamo, ma la vita per fortuna è sempre lì a ricordarcelo.

A me questa nota dalla vita è arrivata la sera dell’ultimo dell’anno, dopo aver passato la giornata a ripetermi quanto fantastico fosse stato il 2017.

Il piano per la serata era già tutt’altro che semplice. Mr J suovana con il suo gruppo in un paesino sperduto nel nulla tra le colline lunari del Burren, chiamato Lisdoonvarna. Sfortunatamente, per il viaggio di andata, nessuno nel gruppo aveva posto per me e la mia amica omonima, che grazie al cielo aveva deciso di trascorrere la serata con noi.

Così, ci è toccato prendere il bus, che avrebbe fatto in 1 ora e 41 minuti ciò che una macchina avrebbe coperto nella metà del tempo.

Alle 18.00 del 31 Dicembre, sul bus c’eravamo noi due (Serena arrivata al penultimo secondo, giusto per aggiungere un po’ di adrenalina), l’autista attempato, e un altro paio di matti che poi si sono distribuiti in altri paesini dai nomi non pervenuti.

Partiamo verso il buio pesto delle campagne irlandesi, indovinando oltre al nostro profile riflesso nel finestrino, tratti di roccia, una collina su un lato, un riflesso sul mare dall’altro, spiando nelle rare case illuminate a festa.
Verso metà viaggio, la voce mia e di Serena cambia, si fa più profonda e diventiamo semi-mute. Finché Serena rompe il silenzio con un: “Che dici, ci vomitiamo?”

Io apro una bustina di plastica e tiro fuori la mia boccetta di olio essenziale di zenzero, pubblicizzato come un rimedio naturale miracoloso contro la nausea, e comincio a inalare come una disperata. Quasi non ne notavo più nemmeno l’odore orribile.

Dopo tanti, troppi minuti, decido che l’esperimento naturale può dichiararsi fallito, richiudo la boccetta, la butto in borsa e apro la bustina di plastica, annunciando: “Sere, è arrivato il mio momento”, e vomito.

Serena, da vera amica, è corsa a nascondersi al sedile dietro al mio, passandomi i fazzoletti da lontano e dandomi supporto morale a distanza.

Tutto ciò ad appena 5 Km da Lisdoonvarna.

Ho riconquistato un aspetto decente proprio mentre l’autista annunciava la nostra tanto agognata meta. Sfoggio il mio sorriso migliore, saluto il signore, e quasi abbraccio il secchio dell’immondizia che mi accoglie alla fermata.
La signora seduta in prima fila (unica altra anima viva sul bus) doveva aver notato i nostri movimenti, perché ha bisbigliato qualcosa all’autista, e questo prima di ripartire si è fatto, con molta nonchalance, una passeggiata su e giù per il bus. Non avendo trovato nessun souvenir, è potuto ripartire contento. Avevo quasi voglia di fargli ciao con la mano.

Ma siamo a Lisdoonvarna! E decidiamo di iniziare a festeggiare con una bella cena.

Affacciato sulla graziosa piazza decorata con un albero di Natale colorato e statue in bronzo di due ridenti coppie, vedo un piccolo hotel/ristorante chiamato Ritz, e dico a Serena: “Ottimo! Ceniamo al Ritz stasera!”

No.

La barista ci dice che l’unico ristorante aperto è un pub a tre minuti da lì, o il cinese. Un vecchietto ci tiene a rimarcare che il pub è appena dopo la chiesa e che non ci possiamo sbagliare. Poco ma sicuro.

Arriviamo al pub, dove ci accoglie un bel cartello con scritto: “La cucina ha chiuso alle 19.30”. Erano ormai le 20.

Ci arrendiamo al ristorante cinese, dove non si erano nemmeno scomodati ad apparecchiare I tavoli o ad accendere il riscaldamento, e la povera cameriera stava lavorando col cappotto.

Ci sediamo in finestra, con vista panoramica sull’incrocio sulla piazza felice.

Io nel frattempo avevo raccontato la mia disavventura a Mr J, e me lo immaginavo a riderne nel furgoncino con il batterista.

Non ho dovuto immaginare troppo.
Chi sfreccia due minuti dopo su un furgoncino rosso davanti alla finestra, salutandoci e ridendo a crepapelle? Proprio loro. 

Finita la cena (dove per principio abbiamo dovuto prendere anche una cheesecake alla fragola -surgelata – e un caffè annacquatissimo), vediamo il bassista passare davanti alla finestra e lo chiamiamo. Lui entra e ci dice: “Ragazze, al pub dove suoniamo è pieno di gente! C’è anche da mangiare! Non lo sapevamo! Venite con me, o dovrete pagare il biglietto”.

All’ingresso, ci presenta al proprietario come la moglie del cantante e la moglie del batterista, per poi ripresentarci alla bigliettaia come la moglie del cantante e la moglie del chitarrista. Vabbè, almeno con me e il cantante non ha fatto fatica a restare coerente.

Tutto ciò che ci era stato comunicato sulla venue qualche giorno prima, era che fosse una festa di motociclisti. Perciò, ci eravamo tenute serie, io con pantaloni neri e stivali, Serena con minigonna di jeans. Appena entrate, veniamo travolte da uomini in giacca e cravatta, e donne dai vestiti lunghi e sbrilluccicosi.

Tutta la vita di Lisdoonvarna era davvero in quel grande capannone con un grande bar e un palco gigante! Finalmente ho visto Mr J in azione su un palco professionale.

Il resto del mio terzo Capodanno irlandese è andato benissimo, e il ritorno in macchina con il bassista è stato breve e confortevole.

Comunque, grazie vita per i tuoi promemoria, e benvenuto 2018!

Lunaticamente Vostra,
Serena

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