On my solo travel experience

“Solo travel”. Say it out loud and it will give you a feeling of alienation, a strong will of leaving, of growing apart from everything, and especially everyone.

Reality is way less dramatic than what we are used to imagine in our very social world.

At the beginning of this year, I realised that sometimes travelling solo is your only option.

Planning a holiday with other people is one of those cases where planets and stars rarely align in the right way.

I have always been a solitary traveler. Even when spending some time somewhere with friends and family, having to compromise was never very pleasant.

Before my move to Ireland, I went to different places on my own, but always around our cozy and familiar Europe.
Since a couple of years ago, I started asking friends, sister, Mr J, if they wanted to join a bigger adventure to a country far from us both geographically and culturally.

It was never the right moment, the right circumstances. It was always the right moment just for me.

Until last January I asked myself what, turning 30 this year, was I waiting for?

Therefore, I used the lovely excuse to go visit my cousin in Fiji (the first member of the family to show a nomadic soul), stopping for 2 weeks in New Zealand on the way there.

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One of the best decisions ever. An adventure that required a lot of money, but made me richer than ever in experiences in return.

I admit I took this decision very lightheartedly. I felt like when I bought that one way ticket to Dublin almost 6 years ago. No anxiety, no fears, just relief. As if it was a natural step forward.

Well, actually I had one worry: that my luggage could go missing. So, I left with an 8 kilos backpack that I could carry with me on the way over.
And I was right! On the way back, I had to check in my backpack (souvenirs added some weight), and it went lost in London! I also missed the flight to Dublin, but at that stage I was so close to home that I didn’t care (by the way, they delivered the luggage to my place the day after).

I only felt some anxiety when I realized that the dolphin, whales, fiord cruises were almost booked out. I used all my planning skills in this occasion.

What are the feelings when solo traveling?

First of all, absolute freedom. Free to do and undo as I pleased, go to sleep early and wake up at dawn, eat at casual times in casual places, wander here and there not even telling myself where I was going.

I felt a pure love that lights up in the eyes and warms your soul. Because when you fall in love with the world, the looks count! Continuous love at first sight with nature, with a society that cares, with the colours of the sea, with the dryness of the mountains.

Detachment from what I knew.

Social complexity. I felt strong feelings at my first impact with a poor country, and then I realize that they just live the way they are supposed to live when I visited their village. That they don’t miss anything they need. And saw how our needs are so different.
I understood I would never be able to live in that reality, and stay still (stillness is what we perceive looking at their relaxed lifestyle) with the sound of sea and soil under your feet at all times.

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I felt a sense of belonging to the place I live in. I left with no worries thanks to the help of my colleagues, thanks to my cat sitter, who kept Dora and Juno fat and happy, and Mr J, who was there to greet me when I came back home.

I felt the need to go back home.
I liked New Zealand so much that I thought I could live there. I seriously asked myself if that nomadic need that brought me to Ireland was waking up again. But it didn’t. The longer I stayed, the more I felt that could not be my place. Too broad, too opposite, too different from my home sense.

To be honest, I didn’t meet many people during my travel, as I was changing hostels almost every night. The beautiful things of hostels is that it doesn’t matter how short your stay is, you will always share stories. It’s fascinating to think that who you meet will bring with them a little piece of your own story to their corner of this same world.

To a person like me, who is usually very good on her own, this was enough.

Bottom line: I’m planning my next holiday.

Tell me about your solo travel experiences in the comments!!

Moonily Yours,
Serena

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***

“Viaggiare da sola”. Detto ad alta voce suona straniante, trasmette una forte voglia di andarsene, di staccare da tutto, e soprattutto da tutti.

La realtà è molto meno drammatica di quanto siamo abituati a immaginare in questo mondo social.

All’inizio dell’anno, c’è stato un momento in cui mi sono resa davvero conto che certi viaggi vanno fatti da soli.

Il viaggio è uno di quei casi in cui i pianeti e le stelle si allineano raramente in modo giusto per poter coinvolgere altre persone.

Io sono sempre stata una viaggiatrice solitaria. Anche viaggiando con altri amici o famiglia, scendere a compromessi mi è sempre un pò pesato.

Prima di trasferirmi in Irlanda, ho viaggiato spesso da sola, ma nella confortevole e familiare Europa.
Da un paio d’anni avevo iniziato a chiedere ad amici, sorella, Mr J, se volessero venire con me in qualche spedizione verso posti estranei e lontani per geografia e cultura.

Non era mai il momento. Era sempre e solo il momento per me.

Finchè lo scorso Gennaio mi son detta: “Embè ? Sto per compiere 30 anni! Che cosa sto aspettando?”

Ho deciso di prendere la scusa di andare a trovare mia cugina (quella che per prima in famiglia ha mostrato un animo nomade) alle Fiji, facendo una tappa di due settimane in Nuova Zelanda.

Una delle decisioni più felici della mia vita. Un’avventura che ha richiesto tantissimo in finanze, ma che in cambio mi ha arricchita a dismisura.

Ammetto di aver fatto questa scelta molto a cuor leggero. Mi sembrava di rivivere il momento in cui compravo quel biglietto di sola andata per Dublino quasi 6 anni fa. Nessuna ansia, nessuna insicurezza, solo sollievo. Come se fosse qualcosa di naturale.

Anzi no, in questo caso una paura ce l’avevo: che mi perdessero la valigia. Cosi, sono partita con uno zaino da otto chili che al viaggio di andata sono riuscita a portare con me a bordo dei voli.
E avevo ragione, perché al ritorno ho dovuto imbarcare lo zaino (i souvenir pesavano un pò), e nell’ultima tappa a Londra me l’hanno perso. Lì ho anche perso un volo, ma ero talmente vicino casa che non mi sono preoccupata affatto (per la cronaca, lo zaino lo hanno trovato e riconsegnato il giorno successivo).

L’unica ansia mi è presa quando dovendo prenotare le varie crociere tra delfini, balene e fiordi, mi sono resa conto che stavano andando a ruba. Quindi il mio bisogno di pianificare è stato portato un pò all’estremo, ma per il meglio.

Che sentimenti si provano viaggiando da soli?

Innanzitutto, assoluta libertà. Libertà di fare e disfare a mio piacimento, di andare a dormire presto e uscire all’alba, di mangiare a orari casuali in posti casuali, di girare qua e là senza dire nemmeno a me stessa dove stessi andando.

Ho provato un amore assoluto che parte dagli occhi e arriva all’anima. Perchè quando ci si innamora del mondo, l’apparenza conta eccome! Colpi di fulmine continui con la natura, con una società che ha a cuore la salvaguardia dell’ambiente, con i colori del mare, con l’aridità delle montagne.

Distacco dal conosciuto.

Complessità sociale. Quando arrivi alle Fiji sentendo un forte impatto con un mondo povero, e visitando un villaggio ti rendi conto che loro invece vivono benissimo! E quanto sono povera io, che sarei incapace di star ferma (perché ai nostri occhi questi isolani paiono molto statici) in una realtà che sente il rumore del mare e la terra sotto i piedi ogni secondo di vita.

Ho provato quel senso di appartenenza al luogo in cui vivo. Sono partita a cuor leggero grazie a colleghi straordinari che facevano le mie veci a lavoro, una cat sitter speciale che mi ha fatto ingrassare le gatte felicemente, e a Mr J che era a casa ad accogliermi al mio ritorno.

Ho provato quella voglia di tornare a casa mia. La Nuova Zelanda mi ha colpito così tanto che a un certo punto ho pensato che avrei potuto viverci. Mi sono chiesta seriamente se quel sentimento nomade che mi ha portato in Irlanda si fosse risvegliato. E invece no, più restavo lì , più sentivo che in fondo non sarebbe potuto diventare il mio posto. Troppo vasto, troppo opposto, troppo differente dai miei canoni di casa.

Ma per viaggiare da sola intendi proprio “da sola”?

Ad essere onesta, non ho conosciuto tante persone durante questo viaggio perché cambiavo ostello quasi ogni notte. La cosa bella degli ostelli, però, è che non importa quanto poco ci resti, finirai comunque a scoprire tante storie di tanti passanti come te, solitari o meno.
Anche sapere che qualcuno porterà con sé un pò della tua storia nel loro angolo di questo stesso mondo è un pensiero affascinante.

A me, che di solito sto benissimo da sola, è bastato.

Morale della favola: sto già pensando a un altro viaggio per il prossimo anno.

Raccontatemi i vostri viaggi solitari nei commenti!

Lunaticamente Vostra,
Serena

5 Comments Add yours

  1. This was so interesting to read, I feel like solo travel would be so nerve racking but such a cool experience!

    Liked by 2 people

    1. Thanks! It’s really cool, but I’m sure it depends on your personality 😀

      Liked by 1 person

  2. Hi, Serena! I see we have a lot of common things, like solo travelling and experiencing the world by our own, with the one possible difference, you travel as a tourist, I travel as an adventurist. You travel to explore the world of physical beauties, nature, people, cultures, etc.; while my primal goal is to seek spiritual enlightenment. But we both love what we do, and we are not afraid to travel alone, no matter what others think or say about it…

    Liked by 1 person

    1. True! Thanks for sharing your thoughts and point of view. Your blog looks very interesting, I’ll keep reading you. All the best on your future discoveries 😀

      Liked by 1 person

      1. 10ks! But soon I will leave my blog and go on the long spiritual adventure…

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