The Virgin Suicides – Book & Movie (a non-review)

Well, it wouldn’t make sense to write a proper review for a book everyone already talked about and for which, as for any other books, everything and its opposite has been said.

Therefore, I’ll just let a few thoughts spill out freely. Thoughts that most probably will follow no logical sequence, and won’t tell much to whom didn’t read the book.

The Virgin Suicides, a book by Jeffrey Eugenides, published in 1993.

It had been on my reading list for years, until a couple of weeks ago I saw it on sale for 25cents in a charity shop.

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Finished reading it last Sunday. I opened the newspaper, and read they were going to screen the movie at the Palas cinema in Galway on the following Tuesday. What a perfect timing!

Here are some thoughts on the book, before I tell you about the movie.

Without spoiling anything, I can say that the plot is very basic: 5 adolescent sisters who commit suicide.

Suffocating parents, very religious (even though they are always turning the priest away from their home), who at some stage lock their daughters in their own home jail. A world that starts rotting, literally.

The story is told from the point of view of a group of adolescent boys, who day after day observe those misunderstood and incomprehensible girls, starting to get their solitude, their crying for help to which no action can follow nor save anyone.

You feel like you keep peeking at something without ever seeing anything. A life behind closed doors, curtains pulled just a bit apart, that leave space to a hundred interpretations.

The visible is the result of confusing mental processes in the eyes of these adolescents, who can detect some reasons but are not able to translate them into words.

The importance of a life spied through objects, borderline fetishist and innocent. A diary stolen from Cecilia, the first sister to kill herself in a grotesque, comical-macabre scene; a strawberry scented lipstick; blonde hair tangled in a brush belonging to all the sisters, that no one seems to be able to tell apart.

A sisterhood act played trying to save a tree in their own garden. All trees in town seem to have a bug, for which the only cure is to cut them down. No use to hold out against destiny.

And then, the last chance to make a mock of a world which tried to explore these souls, to never understand them. A world only interested in indulging in their alternating feelings of fascination, delusion, attraction towards the unknown and the danger that lies in mysterious presences.

Boys who feel the romantic illusion of being able to get close to these young women in a cage, only to find out that nothing was real. And then being the victims of these girls last sad trick.

It seems like the author writes about souls and not real people from the beginning of the book.

From the start, you know they are all going to die, even though the book manages to surprise you right at the end, when you thought you had already figured it all out.

The movie is very good, but appears clearer if the book was read before watching it.

A few scenes have been cut shorter (like the prayer card with the Virgin Mary appearing in meaningful places, that shows only once here), and one was avoided altogether.

The movie is not too long, so I honestly don’t see the reason for this.

The book is a mix of introspection and interpretations that turn around little scenes or objects. It doesn’t have big events that are easily told in a movie. For this reason, after all, I didn’t dislike it.

Have you read the book? Watched the movie? What are your thoughts?

Moonily Yours,
Serena

***

The Virgin Suicides 1

 

***

Ok, non ha senso che io mi metta a fare la recensione di un libro di cui hanno parlato già tutti e di cui, come per ogni altro libro, è stato detto tutto e il contrario di tutto.

Premesso ciò, mi lascerò andare a una serie di pensieri che con molta probabilità non avranno un filo logico e non diranno molto a chi non ha letto il libro.

Le Vergini Suicide, un libro scritto da Jeffrey Eugenides e pubblicato nel 1993.

Era sulla mia lista di letture da anni, finché un paio di settimane fa l’ho trovato in un charity shop per 25 cent.

Finito di leggere domenica mattina. Apro il giornale, e vedo che il martedì successivo al cinema Palas di Galway avrebbero dato il film, diretto da Sofia Coppola nel 1999. Tempismo perfetto!

Qui alcuni pensieri sul libro, prima di aggiungere qualcosa sul confronto con il film.

Posso dire senza spoilerare niente, che il libro ha una storia semplice: cinque sorelle adolescenti che si suicidano.

Genitori asfissianti, molto religiosi (a parte per il fatto che sembra evitino sempre il prete) che a un certo punto chiudono le ragazze in un carcere casalingo. Un mondo che pian piano va a pezzi e inizia materialmente a deteriorarsi.

La storia è raccontata dal punto di vista di un gruppo di ragazzi adolescenti che osserva quelle giovani incomprese e incomprensibili, inizia a capirne la solitudine, i richiami di aiuto a cui non può seguire alcuna azione di salvataggio.

Attraverso gli occhi di questi ragazzi si ha la sensazione di continuare a spiare senza mai riuscire a vedere niente. Una vita che va avanti dietro porte chiuse, tende appena scostate, che lasciano posto a mille interpretazioni.

Ciò che è visibile è il risultato di processi mentali incomprensibili agli occhi di adolescenti, che allo stesso tempo riescono a percepirne i motivi ma non a trasformare questi in parole.  
L’importanza di una vita guardata attraverso gli oggetti, in bilico tra feticista e innocenza. Un diario rubato a Cecilia, la prima a togliersi la vita in una scena grottesca e comico-macabra; un rossetto al profumo di fragola; una spazzola con capelli biondi di chissà quale tra le cinque sorelle che tutti confondono tra loro.

Un rapporto di sorellanza dimostrato cercando di salvare un albero dalla sua triste fine. Tutti gli alberi sono malati nel vicinato, e l’unica cura è tagliarli tutti. Non ha senso opporre resistenza al destino.

E poi c’è l’ultima presa in giro a un mondo che ha cercato di esplorare queste anime, senza mai comprenderle. Un mondo interessato solo ad assecondare il proprio alternarsi di fascino, delusione, attrazione verso l’ignoto e il pericolo di anime imperscrutabili.

Ragazzi che provano l’illusione romantica di essere riusciti ad avvicinarsi a queste giovani donne in gabbia, per poi scoprire che era tutto falso. Per poi restare vittime del macabro scherzo finale.

Sembra quasi che si parli sempre già solo di anime senza corpo sin dall’inizio del libro.

Dal principio si sa già che moriranno tutte, eppure il libro riesce a stupirti proprio alla fine, quando pensavi di aver già immaginato.

Il film non è male, ma si capisce davvero solo se prima è stato letto il libro.

Alcune scene sono state tagliate (il santino con la Vergine Maria che viene lasciato in luoghi strategici per lasciare un messaggio, si vede solo una volta), e un’altra non è stata proprio considerata.

Il film non è molto lungo, quindi non vedo il motivo per questi tagli.

Il libro ha una narrazione introspettiva, che cerca un significato in piccole scene o oggetti, non ha grandi eventi che possano essere narrati facilmente in un film. Perciò, dopotutto, non mi è dispiaciuto.

E voi avete letto il libro? Guardato il film? Cosa ne pensate?

Lunaticamente Vostra,
Serena

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